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La superficie del nostro pianeta è ricoperta per la maggior parte da acqua: se sommassimo la superficie coperta da acque
salate (mari e oceani) e quella coperta da acque dolci (fiumi e laghi) raggiungeremmo circa il 70% dell’intera superficie
terrestre: già questo ci fa capire quanto la protezione di questi ambienti sia vitale per la sopravvivenza del nostro pianeta.
I bacini d’acqua dolce, poi, sono sempre stati luoghi - simbolo per l’uomo: basta pensare alle
grandi civiltà del passato sorte immancabilmente presso le sponde di un grande fiume, ad esse indissolubilmente legato. Un rapporto che testimonia gli enormi benefici che l’uomo ha sempre
tratto dalla vicinanza dei corsi d’acqua. Quando parliamo di acque dolci, però, non intendiamo soltanto fiumi e corsi d’acqua in genere, ma anche
bacini di acqua ferma, come laghi, stagni, paludi, estuari, anch’essi portatori di una grande ricchezza naturale. A tutti questi differenti ambienti si fa riferimento quando si parla, in generale, di zone umide.
Proprio nelle zone caratterizzate da una minore velocità di scorrimento delle acque, come le sponde
dei fiumi, o la parte terminale del loro corso, o ancora gli acquitrini e le paludi, le condizioni ambientali sono particolarmente favorevoli allo sviluppo della vita, in tante e diverse forme.Ciò che immediatamente colpisce visitando una qualsiasi zona umida, che ancora non sia stata
completamente stravolta dall’intervento dell’uomo, è la ricchezza e la grande varietà di specie presenti, sia per quanto riguarda la flora che la fauna: l’estrema diversità dei fattori ambientali consente la
convivenza di specie vegetali ed animali con habitat e caratteristiche specifiche spesso molto differenti l’una dall’altra.
Tante specie di uccelli utilizzano le zone umide come zone di sosta, per rifocillarsi e riposarsi durante le lunghe migrazioni, ma anche tanti
mammiferi (fra tutti citiamo la lontra) trovano in queste zone il loro habitat naturale. P
urtoppo, soprattutto da due secoli a questa parte, le zone umide come stagni, paludi ed acquitrini sono state considerate aree inutili, o peggio dannose per l’uomo e la sua salute. O ancora, come aree
inutilmente sottratte all’agricoltura: nella seconda metà dell’Ottocento, fino alla prima metà del Novecento, lo sviluppo della tecnologia adatta al prosciugamento, la spinta alla conquista di
nuove terre coltivabili, i problemi sanitari connessi alla piaga della malaria hanno portato alla “bonifica” di gran parte di queste aree, con la conseguente perdita della ricchezza ambientale in esse contenuta.
Soltanto di recente l’importanza delle zone umide è stata riconosciuta a livello dei massimi
organismi internazionali, attraverso una convenzione, stipulata nel 1971 a Ramsar, in Iran, che impegnava i Paesi sottoscriventi a tutelare e impedire la distruzione delle zone umide più importanti.
Oggi sappiamo, infatti, che le zone umide sono molto importanti anche per l’uomo, oltre che
per la sopravvivenza di altre specie viventi: in primo luogo essi fungono da aree di deflusso per le acque, quando le piogge eccessive ingrossano la portata dei corsi d’acqua, impedendo così
naturalmente alluvioni ed inondazioni. Le zone che sono periodicamente ricoperte dall’acqua, poi, hanno una elevata fertilità, che invece non si riscontra nelle zone agricole ricavate dalla
bonifica. Ancora, le zone umide rivestono grande interesse scientifico e naturalistico, attirando ricercatori, ma anche semplici appassionati e turisti. Ma anche i corsi d’acqua corrente sono stati molto spesso distrutti o alterati in maniera grave: canali artificiali per deviare
le acque, distruzione del paesaggio per far posto a stabilimenti produttivi, inquinamento delle acque a causa dello scarico di
rifiuti urbani ed industriali, o ancora inquinamento delle falde a causa dell’eccessivo uso di pesticidi in agricoltura... e l’elenco potrebbe continuare ancora per molto.
Fiumi e torrenti sono ambienti molto complessi e ricchi di vita, sia vegetale che animale: la necessità di adattarsi alle
condizioni di vita, spesso difficili, di un corso d’acqua porta ognuna delle
specie presenti a cercare soluzioni specifiche ai problemi, differenziandosi così dalle altre Il primo problema da affrontare, per un organismo vivente che voglia vivere in un fiume, è quello di
adattarsi al continuo movimento dell’acqua: le piante acquatiche adottano differenti soluzioni.Alcune
di esse, composte da una sola cellula, come certe alghe, si lasciano trasportare dall’acqua, svolgendo in essa la fotosintesi clorofilliana; esse si riproducono, poi,
semplicemente dividendosi a metà e dando origina a due organismi.Altri organismi più complessi (pluricellulari) adottano strategie differenti:
alcune vivono perennemente sommerse, altre invece cercano la luce e l’aria inviando le loro foglie verso la superficie. Così, mentre alcune piante (come il miriofillo) vivono sempre sott’acqu
a e liberano continuamente ossigeno, visibile sottoforma di piccole bollicine, altre (come la ninfea) hanno le radici ed il fusto
sott’acqua, e le foglie galleggianti in superficie. Altre ancora, come le canne, le tife o code di gatto, conservano solo le radici sott’acqua, mentre tutto il resto è all’asciutto. E, infine, non mancano gli
alberi come frassini, pioppi e salici, che vivono sulle rive, con le radici lambite dalle acque del fiume.Anche la fauna acquatica deve adattarsi per far fronte al rapido movimento dell’acqua: per non essere
travolte dalla corrente le larve degli insetti nuotano vigorosamente o si insinuano nelle fenditure delle rocce; altre larve fabbricano degli astucci tubolari con delle pietruzze che, appesantendole, le fanno
aderire al fondo. Nei corsi d’acqua particolarmente veloci vi sono girini, e persino alcuni pesci, muniti di piccole ventose con le quali possono attaccarsi alle pietre. Via via che il fiume scende ve
rso valle, la pendenza del letto diminuisce, l’alveo si allarga, e questo provoca una diminuzione della velocità della corrente: ciottoli e sabbia trascinate
dal fiume possono depositarsi sul fondo, consentendo ai vegetali di piantare radici profonde e robuste. Avvicinandosi alla foce, anche la fauna muta gradualmente: le varietà di pesci aumentano sempre più; Arriviamo infine all’estuario, dove comincia a penetrare l’acqua di mare: essa tende a depositarsi sotto
l’acqua dolce perché più pesante. In queste zone, caratterizzate da acque salmastre, possono vivere sia animali marini che animali di acqua dolce. Alcuni pesci, come i salmoni e le anguille, attraversano gli
estuari durante la migrazione, poiché trascorrono parte della loro vita nel mare e parte nei fiumi. |
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