Se in prossimità della vostra casa ci sono boschi o foreste, questi si compongono molto probabilmente di alberi come la
quercia, il frassino, l’olmo, l’acero, il faggio, il pioppo e la betulla. Essi sono detti decidui, o a foglia caduca, poiché sono coperti di foglie soltanto in primavera e in esta
te; per poter proliferare, richiedono estati calde, inverni miti e piogge non molto abbondanti, cioè proprio le caratteristiche climatiche delle nostre zone.Questo tipo di vegetazione è molto diffusa soprattutto nell’emisfero settentrionale, mentre nell’emisfero meridionale, dove le temperature sono mediamente più elevate e le piogge quasi
sempre insufficienti sono più presenti praterie e deserti. I boschi sono ambienti complessi, in cui sono presenti tante diverse forme di vita, sia animale
che vegetale, strettamente legate l’un l’altra: le foglie morte che, durante l’autunno, cadono dag
li alberi si trasformano in humus fertile, in cui vivono e si nutrono funghi, lombrichi, lumache, chiocciole, insetti di tante varietà. In questi residui vegetali si annidano anche moltissimi piccoli mammiferi, tra i quali i
topi ed altri roditori, alla ricerca di cibo.Nelle foreste in cui i rifiuti vegetali sono sufficientemente umidi si trovano anche le salamandre,
che depongono le loro uova sotto i ceppi degli alberi. Tutti questi piccoli animali, a loro volta, costituiscono soltanto un livello della catena
alimentare di un bosco: essi finiranno probabilmente preda di gufi, falchi oppure volpi. In molti boschi sono presenti anche grandi animali erbivori, come i cervi o i caprioli, che a loro volta
sono preda di grandi predatori carnivori, come il lupo.Fra gli uccelli, nei
nostri boschi è molto frequente incontrare il picchio, la ghiandaia, la cinciallegra, mentre fra i rapaci notturni ricordiamo il gufo, l’allocco, la civetta. Ma non dobbiamo dimenticare che, nel bosco, esistono forme di vita importantissime per
l’intero ecosistema, ma che spesso non vediamo o non notiamo: gli insetti, per esempio, che si nutrono di vegetali, ed influiscono in maniera determi
nante sul loro sviluppo, contribuendo a diffondere il polline di molti fiori.Alcuni insetti depongono le loro uova sulle foglie e sui fusti degli alberi, provocando una
reazione abnorme da parte della pianta, che re
agisce alla “puntura” sviluppando degli
ammassi di tessuto, che poi divengono escrescenze rotonde, piatte oppure spinose, chiamate “galle”. Al loro interno si sviluppa la larva dell’insetto parassita.Le piante forniscono anche il nutrimento per parecchi piccoli uccelli, attraverso bacche e frutta selvatica; d’altra parte gli
uccelli contribuiscono a diffondere i semi, che passano attraverso il loro stomaco ed il loro intestino.In un ecosistema indisturbato, quindi, vegetali, insetti, parassiti, decompositori, erbivori e carnivori riescono a stabilire un
armonioso equilibrio.I boschi e le foreste che ancora troviamo sul territorio del nostro Paese rappresentano ormai soltanto una minima frazione
di quelli originariamente esistenti: i più belli e più ricchi sono sopravvissuti soltanto in montagna, dove il terreno impervio ha reso poco favorevole o impossibile all’uomo di dissodare i suoli e di destinarli all’agricoltura.
Tali boschi e foreste, oltre a garantire la sopravvivenza di tante specie animali e vegetali, sono di importanza fondamentale
per garantire una maggiore stabilità delle montagne rispetto al rischio di smottamenti e frane. Sappiamo, infatti, che la forza di gravità attrae tutti i corpi verso il centro della terra: in condizioni normali, però, le rocce
ed il suolo di un rilievo montuoso, anche se in forte pendenza, non tendono a scivolare bruscamente verso il basso: l’attrito
fra le rocce superficiali e quelle sottostante e le forze di coesione fra i vari strati rocciosi si oppongono al movimento. Spesso il movimento avviene comunque, ma in maniera continua e molto lenta: si p
arla in questo caso di scorrimento del suolo. Quando, però, per qualche motivo, il delicato equilibrio fra le forze si rompe, masse di
materiale roccioso possono staccarsi dal resto della montagna, e scivolare lungo i versanti: questi movimenti, che hanno spesso conseguenze catastrofiche per l’uomo, sono detti smottamenti
(se sono di piccole proporzioni e riguardano solo gli strati superficiali) o frane (se sono di ingenti proporzioni). Questi eventi sono determinati, abitualmente, dalla presenza o meno di acqua nelle rocce: se,
per esempio, a causa di piogge lunghe o molto intense, si verificano delle infiltrazioni attraverso i terreni porosi che causano un indebolimento delle forze di coesione che tengono
insieme i diversi strati di roccia, e contemporaneamente appesantiscono il versante. Se, poi, l’acqua incontra uno strato di roccia impermeabile, funziona da lubrificante consentend
o un più facile scorrimento dello strato di roccia superiore. L’Italia è un Paese di frequente interessato da fenomeni franosi e di dissesto idrogeologico in
generale, e molto estese sono le zone a rischio (più del 60% del territorio nazionale). Spesso tali eventi assumono proporzioni catastrofiche: basta pensare alla frana del Vajont, che nel
1963 provocò la morte di 2500 persone, all’alluvione del Piemonte nel 1994, o alla frana di Sarno nel 1998. Dobbi
amo allora chiederci: è naturale che tali eventi catastrofici avvengano così di frequente?
Se è vero, da una parte, che l’uomo non può far nulla per ridurre le precipitazioni o fermare i
naturali movimenti che interessano le masse rocciose, è pur vero che l’effetto di questi fenomeni può essere attenuato o amplificato a seconda degli interventi operati dall’uomo sul
territorio. Interventi come la copertura di vaste porzioni del territorio con cemento o asfalto comportano una riduzione delle infiltrazioni dell’acqua piovana nel sottosuolo, e quindi un
aumento del volume d’acqua che scorre in superficie ed un aumento del suo potere erosivo.Gli estesi interventi di disboscamento, spesso realizzati senza criterio, rendono la superficie delle terra più vulnerabile,
favorendo l’asportazione del suolo e i fenomeni franosi; i boschi, infatti, compiono una importante funzione stabilizzante:
prima di tutto assorbono una notevole quantità d’acqua, impedendo infiltrazioni di grandi quantità d’acqua in caso di
grandi piogge. In secondo luogo l’intrico di radici nel sottosuolo garantisce una maggiore coesione dello stesso, e quindi una maggiore compattezza. Ancora, l’apertura di cave per l’estrazione di pietra, con la successiva asportazione di grandi quantità di roccia, ed il
continuo uso di potenti esplosivi che il suo utilizzo comporta sono causa di instabilità, che spesso si traduce in eventi franosi di grande portata. Inoltre, bisogna considerare che gli effetti catastrofici di un evento franoso sono spesso
amplificati dalla presenza di case, ospedali, strutture pubbliche in zone a rischio, che espongono gli abitanti a pericoli notevoli.