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Il Parco di Diecimare si estende per poco meno di 450 ettari (un ettaro è pressappoco la superficie di un campo di
calcio!) sui monti al confine fra i
Comuni di Cava de’ Tirreni, Mercato S.Severino e Baronissi, ed è, dal 1994, un’Oasi gestita dal WWF. In realtà la storia del Parco inizia da molto prima: il territorio che ricade nei
Comuni di Cava e Baronissi, infatti, era un’area protetta regionale istituita fin dal 1980, ma per più di dieci anni essa rimase nelle condizioni di degrado in cui versava: era spesso usata come
discarica abusiva e, sebbene fosse un’area protetta, nessuno vigilava affinché non ci si andasse a caccia. Dal 1991 il nascente Gruppo Attivo del WWF di Cava de’ Tirreni si
interessò al Parco Diecimare organizzando giornate di pulizia ed altre manifestazioni di sensibilizzazione. Dopo tre anni di impegno, il Comune
di Cava de’ Tirreni decise di occuparsi della del Parco, stipulando una convenzione che affidava al WWF la gestione e la sorveglianza
dell’area. Da allora l’Oasi è cresciuta ed include (dal 1999) anche una parte del territorio demaniale del Comune di Mercato S.Severino. I rilievi più importanti del Parco sono Monte
Caruso e Forcella della Cava che, con i suoi 852 m d
i altezza sul livello del mare, rappresenta la massima altitudine all’interno dell’area.Tanti sono gli ambienti diversi che si susseguono nel Parco, e che
offrono a chi lo visita la possibilità di apprezzare la suggestiva bellezza di una vegetazione molto varia: si passa dalla gariga alla faggeta, dal castagneto alla
boscaglia mediterranea, fino ad arrivare al bosco mediterraneo: è molto raro trovare così tanti habitat differenti in soli 450 ettari!
Colpisce molto la differenza fra il bosco lussureggiante che ricopre Forcella della Cava e l’ambiente steppico e brullo del Monte Caruso, ricco di macchia mediterranea e gariga: la
prima è dominata da sempreverdi quali il mirto, il corbezzolo, il leccio, il ginepro, ed è circondata dalle essenze tipiche degli ambienti steppici meridio 
nali, come l’avena, l’asfodelo bianco, il cisto rosa e quello bianco. Questa miscela di essenze, profumi, colori, fa sì che ci sia un'incredibile presenza di farfalle, insetti e insettivori. Non è
difficile osservare il bruco di vanessa mentre divora le foglie dell'ortica.
Nella gariga, invece, troviamo la ginestra e numerose orchidee selvatiche tra cui la scimia, la maculata, la fuciflora, la militare e
l'ofride apifera.Su Forcella e gli altri rilievi circostanti domina, invece, il bosco, con la sua frescura, imponenza e tranquillità. Esso è estremamente composito; vi
troviamo roveri, olmi, faggi, frassini e castagni; lungo le creste, sulle rocce più esposte al calore dei raggi solari, resiste faticosamente anche il leccio. Eccezionalmente troviamo anche l'agrifoglio,
albero che normalmente vive a quote superiori.Su molte foglie di quercia è facile osservare le galle, prodotte dalle punture
degli insetti. I prati del Parco, in primavera e in autunno, si popolano di numerose piante aromatiche e medicinali quali il timo, la lavanda, la ruta; le fioriture dei violacei crochi, poi, insieme a quelle celesti dell'a
nemone appennina, trasformano il sottobosco in un tappeto dalla trama naturale.Simbolo del Parco è il macaone, una elegantissim
a e variopinta farfalla, la cui bellezza ed incredibile presenza durante i mesi primaverili ed estivi attraggono l'attenzione dei visitatori. Ma tante altre sono le farfalle e gli insetti presenti, fra cui lo scarabeo
rinoceronte, la mantide religiosa, l’insetto stecco.Continuando a parlare di fauna, c’è da dire che il Parco ospita diverse specie a rischio di estinzione di grande importanza: il barbagianni, per
esempio, silenzioso rapace notturno che si nutre di roditori, o il cervone, un lungo, colorato e del tutto innocuo serpente. Tra gli uccelli il picchio verde, di cui nel bosco si può ascoltare il
tambureggiare sui tronchi di castagno
ed il suo classico verso a risata, ed il corvo imperiale.I rapaci sono un’altra delle attrazioni del Parco: fra quelli notturni, oltre al già citato barbagianni, troviamo anche l’allocco,
l’assiolo e la civetta. Tra i rapaci diurni, si segnalano invece il gheppio, piccolo falco dalla sagoma inconfondibile, e la poiana, che con i suoi 140 cm di apertura alare, rappresenta il più
grande rapace che caccia e nidifica nel Parco. Avvistamenti eccezionali si possono fare durante i periodi di migrazione: nel Parco, infatti, sostano diverse specie di uccelli, come il
gruccione (il più bell'uccello europeo), l'upupa, il rigogolo, e il cuculo, il cui verso diventa, nel mese di maggio, il sottofondo musicale della vita del Parco. Nel bosco è possibile
riconoscere il rumoroso verso della ghiandaia e il canto di numerosi passeriformi, tra cui la cinciarella (che è spesso ospite
delle cassette – nido presenti nel Parco), il codibugnolo e lo scricciolo, dal canto particolarmente potente e melodioso. Fra
i mammiferi, infine, troviamo la volpe, il riccio, il cinghiale, la donnola, il ghiro e la faina; da poco tempo è stat anche accertata la presenza del mustiolo, uno dei più piccoli mammiferi esistenti al mondo.
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