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La storia delle Oasi coincide
sostanzialmente con la storia del WWF Italia per il quale, fin dalla sua fondazione, queste hanno avuto un peso determinante non solo per la crescita dell'Associazione ma anche per la sua essenza
culturale.
In anni in cui l'ecologia era interesse di
pochi e tutta la politica si muoveva su modelli di sviluppo incentrati sul consumo "senza remore" di risorse e territorio, aver affermato un concetto di salvaguardia attraverso la tutela diretta
(e quindi la gestione) di habitat e di specie, ha significato esprimere u na cultura innovativa ed in contro-tendenza rispetto alle tendenze degli
anni '60 e '70. Nel nostro scenario nazionale, ancora povero ed inadeguato sul tema della salvaguardia e della valorizzazione del patrimonio naturale, le Oasi del WWF
hanno rappresentato, e continuano a rappresentare, le quasi uniche esperienze di conservazione attiva in Italia soprattutto per il livello qualitativo della gestione e degli interventi. La
tutela della natura svolta dallo Stato era limitata ai Parchi Nazionali del Gran Paradiso e d'Abruzzo, anche se già allora molto si discuteva di una legge quadro sulle aree protette
oltre che della necessità di creare tempestivamente i parchi in alcune zone particolarmente rilevanti quali il Gennargentu o il Delta del Po.
Per la legge quadro dovevano passare oltre venti anni e per questi parchi non
è bastata neppure la legge quadro, ma ciò nonostante il WWF (che ha battagliato per ottenere la legge e per realizzare i parchi) ha costantemente rappresentato con le sue Oasi
la concretezza del pensiero teorico della conservazione in Italia e, soprattutto, ha dimostrato la possibilità di un modello di gestione di riserve che non necessariamente
dovevano configurarsi con le dimensioni di un parco.
Come dimostrato da recenti indagini le Oasi, come pure le attività di
educazione nelle scuole, hanno consentito al WWF di consolidare in Italia una immagine di associazione di grande concretezza ed efficacia di azione
nell'opinione pubblica che ha certamente contribuito sensibilmente al successo dell'organizzazione del nostro Paese.
Quest'esperienza, assolutamente nuova in Italia, ha contribuito ad aprire un
dibattito che aveva due obiettivi: individuare, al di là dei parchi nazionali, le aree di pregio naturalistico del nostro territorio, realizzare sul piano legislativo
un sistema di tutela che anticipasse la legge quadro. Questo nel concreto ha fatto sì che alcune regioni, negli anni '80, deliberassero normative proprie per la
tutela delle principali aree regionali; ha inoltre innescato un processo per il quale lo Stato, più specificatamente l'Ex Ministero Agricoltura e Foreste e dopo
il 1986 il Ministero dell'Ambiente, con appositi decreti potessero creare riserve, mettere vincoli, ed affidare a terzi la gestione di questi t erritori.
Essendo allora il WWF l'unico soggetto ad
avere maturato in Italia capacità di gestione di questi territori, le Oasi hanno dunque rappresentato un modello da imitare, un'esperienza da riprodurre. Il WWF, d'altro
canto, è stato per lungo tempo l'interlocutore unico degli Enti Pubblici per la gestione delle aree protette sino a diventare in molteplici casi il soggetto privato che per conto della
Pubblica Amministrazione gestiva questi territori.
Oggi circa i quattro quinti dei territori gestiti dal WWF sono di proprietà
pubblica dell'Associazione. Questo conferma il ruolo leader che l'Associazione svolge in questo campo.
Da sottolineare inoltre che la gestione delle Oasi non ha rappresentato solo
un modello di gestione delle riserve naturali, ma anche un nuovo ed innovativo modello di gestione dell'educazione ambientale. Le Oasi sono infatti strutturate
in modo da facilitare l'apprendimento dei concetti elementari dell'ecologia oltre che della diversità biologica.
Un'educazione ed una
sensibilizzazione, fortemente stanziata sotto il profilo scientifico, ma muove da dati emozionali quali la bellezza dei luoghi o il fascino delle specie animali.
Alla luce di queste considerazioni
sarebbe comunque un errore considerare le Oasi come una serie di corpi isolati tra loro; non solo perché tutte le Oasi
sono e vanno gestite sempre più con criteri analoghi, ma anche per la varietà dei siti e la molteplicità delle specie protette, le Oasi del WWF Italia devono essere
considerate a tutti gli effetti come un sistema omogeneo.
Un sistema che per quanto detto deve essere considerato una parte integrante
e strutturale della strategia dell'Associazione per il raggiungimento dei fini statutari, e quindi deve essere rafforzato ottimizzando l'attuale gestione e
prevedere un aumento calibrato dei territori gestiti intervenendo, soprattutto, laddove la Pubblica Amministrazione ha difficoltà (per inefficienza o inedia) a
sviluppare un'efficace rete di tutela al fine di far crescere il senso di responsabilità dello Stato, delle Amministrazioni e della gente nei confronti della natura e dell'ambiente.
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